l'occhio culturale può essere definito, in termini antropologici come la costruzione percettiva nella teoria del "bricolage" in Levi Strauss cioè quella cosmologia mitologica per cui determinate "forme del vivere" acquisiscono un senso in una determinata sequenza semantica. Questa costruzione, direi quasi individuale di un proprio palinsesto semantico, pone un grosso interrogativo riguardo il punto di vista: mi spiego meglio. Se in passato esistevano delle regole comuni nell'operare delle cose, tant'è che si usava il termine "a regola d'arte", come nella contemporaneità questo codice semantico collettivo può permettere un comunicazione non esistendo più una percezione collettiva. La Cecla pone la questione comunicativa introducendo il concetto di "malinteso" il malinteso è dunque quello spazio della comunicazione in cui due pensieri differenti trovano un terreno comune in cui entrambi credono di aver compreso l'altro. In genere è sempre una pratica involontaria e in qualche modo sopravvive in quanto territorio in sospensione. Rientra in quella parte del discorso che non viene affrontata e in cui restano infinite possibilità di proiezione.
Il punto di vista quindi si trascina la capacità culturale della visione, intesa nella sua completezza semantica, di una certa formazione. Banalmente io associo una mezza luna ad una gondola solo se conosco la forma della gondola rimandandomi a tutto un campo semantico di appartenenza specifica. Questa osservazione, che chiamerò struttura della visione mi porta in qualche modo a introdurre il concetto di rizoma sviluppato dal filosofo francese Deleuze.
lunedì 15 settembre 2008
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