mercoledì 17 settembre 2008

apparizioni

Spiegherò in modo molto semplice il concetto rizomatico. Sostanzialmente si può riasumere nell'immagine del tubero (patata) cioè: esiste una sotto struttura non visibile dietro ogni elemento visibile. Questa sotto struttura a sua volta è collegata ad altre strutture in ogni suo elemento componente: esiste quindi una rete in cui ogni elemento è collegato ad un altro. L'ordine dei collegamenti però non risponde a una gerarchia definita, le connessioni non prevedono più un apparato ad albero per ordine di grandezza o importanza, bensì appaiono in divenire in una successione a random. Questa teoria pone il contemporaneo in una sorta di smarrimento. Non esiste più una struttura generatrice o un ordine preciso ma tutto è connesso e tutto sullo stesso piano o meglio tutto appare e scompare in una struttura a mille piani. Non mi dilungherò oltre nella teoria di Deleuze non avendo gli strumenti per spiegarla in modo sufficiente ma mi limito a dire che questa posizione del ragionamento ha profondamente influenzato il fare contemporaneo. Il non senso rizomatico introduce la questione dell'arbitrarietà, se tutto appare in modo non gerarchico come posso costruire una criticità condivisa. Forse vale la pena soffermarsi sulla parola "condivisione": in questo caso si intende proprio la messa in crisi di un alfabeto semantico comune, ora però è in crisi lo stesso concetto di "comunità" l'uomo assume la sua coscienza come individuo e come un individuo la manifesta e l'afferma nella collettività (senza divagare sul problema "esiste un opera d'arte se viene fatta da un monaco eremita posta in un monastero inaccessibile che nessuno mai potrà vedere? (benjamin) esistono dunque molte cosmologie individuali disposte su personali matrici semantiche che permettono una costruzione di senso. Sull'individuo mi rifaccio qui al libro di Vattimo riguardo al pensire debole.

lunedì 15 settembre 2008

punti di vista

l'occhio culturale può essere definito, in termini antropologici come la costruzione percettiva nella teoria del "bricolage" in Levi Strauss cioè quella cosmologia mitologica per cui determinate "forme del vivere" acquisiscono un senso in una determinata sequenza semantica. Questa costruzione, direi quasi individuale di un proprio palinsesto semantico, pone un grosso interrogativo riguardo il punto di vista: mi spiego meglio. Se in passato esistevano delle regole comuni nell'operare delle cose, tant'è che si usava il termine "a regola d'arte", come nella contemporaneità questo codice semantico collettivo può permettere un comunicazione non esistendo più una percezione collettiva. La Cecla pone la questione comunicativa introducendo il concetto di "malinteso" il malinteso è dunque quello spazio della comunicazione in cui due pensieri differenti trovano un terreno comune in cui entrambi credono di aver compreso l'altro. In genere è sempre una pratica involontaria e in qualche modo sopravvive in quanto territorio in sospensione. Rientra in quella parte del discorso che non viene affrontata e in cui restano infinite possibilità di proiezione.
Il punto di vista quindi si trascina la capacità culturale della visione, intesa nella sua completezza semantica, di una certa formazione. Banalmente io associo una mezza luna ad una gondola solo se conosco la forma della gondola rimandandomi a tutto un campo semantico di appartenenza specifica. Questa osservazione, che chiamerò struttura della visione mi porta in qualche modo a introdurre il concetto di rizoma sviluppato dal filosofo francese Deleuze.

sabato 13 settembre 2008

progettare

Oggi inizierò con l'esposizione di un problema che a me sta molto a cuore cioè:
la costruzine di un progetto
Con costruzione di un progetto intendo quella fase, che accompagna tutte le pratiche del fare, in cui gli elementi diventano parte di un insieme più ampio assumendo significato. Il mio ragionamento vuole porre l'attenzione proprio su questo processo, a volte molto misterioso di "appropriazione di significato". Come, alcuni elementi, vuoi per classificazione e quindi perchè facenti parte di una stessa categoria, vuoi per scopi funzionali quindi rispondano a una certa esigenza, vuoi per caratteristiche formali o per ragioni storiche di appartenenza siano parte di un insieme più vasto scalarmente molto differente. Questa prima osservazione identifica il processo di costruzione del progetto (inteso come proiezione della costruzione di un pensiero) come una sorta di legante tra elementi appartenenti a insiemi, diciamo caratterizzati e individuabili. Il problema, si pone quando gli elementi semantici di catalogazzioni sono radicalmente differenti. Quando le parti di un discorso non comunicano più su un territorio lessicale comune. Ecco che qui si pone il problema alle basi della catalogazione che, estremizzando fa riferimento al soggetto catalogante. Il carico semantico è quindi prepotentemento assunto dall'individuo osservatore. Uno dei problemi che questo fenomeno pone è quello che io definirò "l'occhio culturale".